In data 18 maggio 2026, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato nuovi atti in materia di misure restrittive nei confronti della Siria, prorogando fino al 1° giugno 2027 il regime sanzionatorio applicabile a persone ed entità collegate al precedente regime di Bashar al-Assad.
L’intervento si inserisce nel più ampio processo di ridefinizione dei rapporti tra Unione europea e Siria, avviato a seguito del progressivo mutamento del quadro politico interno siriano e della volontà europea di sostenere una transizione pacifica, inclusiva e orientata alla ricostruzione del Paese.
Negli ultimi mesi, infatti, l’Unione europea ha già adottato misure volte ad alleggerire il precedente impianto sanzionatorio, arrivando alla revoca delle principali sanzioni economiche settoriali nei confronti della Siria. Tale percorso è stato accompagnato, più recentemente, anche dalla piena ripresa dell’applicazione dell’Accordo di cooperazione UE-Siria, rimasto parzialmente sospeso dal 2011.
Il nuovo intervento del Consiglio non rappresenta quindi un ritorno al precedente regime sanzionatorio generalizzato, ma conferma una linea più selettiva: da un lato, apertura alla cooperazione economica e istituzionale con la Siria; dall’altro, mantenimento di misure mirate nei confronti dei soggetti ritenuti ancora collegati al precedente apparato di potere o comunque potenzialmente idonei a ostacolare il processo di transizione. In particolare, il Consiglio ha disposto il rinnovo delle misure restrittive verso individui ed entità collegati al precedente regime al-Assad, ritenendo che tali reti possano ancora conservare influenza e incidere negativamente sul percorso di riconciliazione nazionale e responsabilizzazione interna.
Parallelamente, l’Unione europea ha deciso di rimuovere sette entità dalle liste sanzionatorie, tra cui il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno siriani. La scelta mira a facilitare il rafforzamento del dialogo istituzionale e dell’impegno europeo nei confronti delle nuove autorità siriane, senza tuttavia eliminare i presidi sanzionatori ancora ritenuti necessari. Per i soggetti che restano designati, continuano ad applicarsi il congelamento dei fondi e delle risorse economiche, nonché il divieto per cittadini e imprese dell’Unione europea di mettere fondi o risorse economiche a loro disposizione, direttamente o indirettamente. Per le persone fisiche resta inoltre applicabile il divieto di ingresso o transito nel territorio degli Stati membri.
Dal punto di vista operativo, l’aggiornamento assume rilievo per le imprese europee interessate a valutare rapporti commerciali, forniture, servizi o investimenti collegati al mercato siriano. Il venir meno di alcune misure economiche generali non esclude infatti la necessità di effettuare controlli puntuali sulle controparti coinvolte, sulla titolarità effettiva, sui soggetti intermediari e sull’eventuale riconducibilità delle operazioni a persone o entità ancora oggetto di misure restrittive. Particolare attenzione dovrà essere posta anche ai contratti già in essere o in fase di negoziazione, alle operazioni bancarie, ai pagamenti internazionali, alla documentazione commerciale e alla presenza di eventuali soggetti pubblici o para-pubblici siriani nella catena dell’operazione.
Il nuovo quadro conferma dunque che la Siria non può essere considerata un mercato integralmente liberalizzato sotto il profilo sanzionatorio. La progressiva normalizzazione dei rapporti economici con l’Unione europea richiede comunque un approccio prudente, fondato su adeguate procedure di due diligence, screening delle controparti e monitoraggio costante degli aggiornamenti normativi.
Lo Studio rimane a disposizione per approfondimenti in materia di restrizioni internazionali, sanctions screening e valutazione preventiva delle operazioni commerciali con Paesi soggetti a misure restrittive.
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