La United States Court of International Trade (CIT) ha dichiarato illegittima la sovrattassa doganale del 10% introdotta dagli Stati Uniti ai sensi della Section 122 del Trade Act of 1974, disponendo il rimborso dei dazi versati dagli importatori ricorrenti.
La misura, applicabile dal 24 febbraio 2026 per un periodo massimo di 150 giorni, era stata adottata dall’Amministrazione Trump per fronteggiare presunti squilibri nei pagamenti internazionali. Secondo la Corte, tuttavia, l’Amministrazione avrebbe ecceduto i limiti della delega concessa dal Congresso, utilizzando la Section 122 in assenza dei presupposti richiesti dalla norma.
La decisione ha una portata rilevante, ma per ora non generalizzata. Il beneficio diretto della sentenza riguarda infatti soltanto i soggetti ricorrenti che hanno dimostrato un pregiudizio diretto (in particolare lo Stato di Washington, Burlap & Barrel, Inc. e Basic Fun, Inc.) nei cui confronti la Corte ha disposto il blocco dell’ulteriore riscossione e il rimborso, con interessi, dei dazi già versati. Per gli altri importatori, inclusi quelli che operano con merci di origine UE, la sentenza non determina automaticamente il rimborso. Sarà quindi necessario valutare caso per caso eventuali strumenti di tutela, anche alla luce dell’evoluzione del contenzioso e di un possibile appello dell’Amministrazione statunitense.
Per gli operatori europei che esportano verso gli Stati Uniti, la pronuncia rappresenta un segnale importante. Pur non comportando automaticamente il rimborso dei dazi per tutte le operazioni interessate, essa conferma che l’utilizzo di strumenti tariffari straordinari da parte dell’Amministrazione statunitense resta soggetto a controllo giudiziale e può essere contestato quando non rispetta i limiti fissati dal Congresso.
Le imprese UE dovranno quindi verificare con attenzione la propria catena di importazione negli Stati Uniti, in particolare il ruolo dell’Importer of Record, le voci doganali coinvolte e l’eventuale applicazione della sovrattassa Section 122. Tali elementi saranno decisivi per valutare possibili azioni di recupero, contestazione o mitigazione dei costi.
Resta inoltre da monitorare l’evoluzione del contenzioso, considerata la possibilità di appello da parte del Governo statunitense e l’impatto che eventuali sospensioni o nuove decisioni potrebbero avere sulla prassi applicativa delle autorità doganali americane. In ogni caso, la sentenza conferma la crescente importanza, per gli esportatori UE, di presidiare non solo gli aspetti commerciali, ma anche quelli doganali e contenziosi connessi all’accesso al mercato statunitense.
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