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USA: SI RAFFORZANO I CONTROLLI UFLPA SULLA SUPPLY CHAIN

20 Agosto 2026

Gli Stati Uniti rafforzano ulteriormente i controlli sulle catene di approvvigionamento nell’ambito della lotta al lavoro forzato. Con il più recente aggiornamento della UFLPA Entity List, il Department of Homeland Security (DHS) ha infatti inserito 43 nuove entità, ampliando il numero dei soggetti interessati dalle misure previste dalla Uyghur Forced Labor Prevention Act.

La UFLPA è una normativa statunitense approvata nel dicembre 2021 e divenuta operativa, per quanto riguarda la principale presunzione prevista dalla legge, dal 21 giugno 2022. La disciplina nasce con l’obiettivo di impedire l’ingresso negli Stati Uniti di merci realizzate mediante lavoro forzato, con particolare attenzione alla Regione autonoma uigura dello Xinjiang, in Cina.

La normativa prevede che le merci estratte, prodotte o fabbricate, anche solo in parte, nello Xinjiang oppure da soggetti inclusi nella UFLPA Entity List siano presunte realizzate mediante lavoro forzato e, di conseguenza, non siano normalmente ammesse all’importazione negli Stati Uniti

L’aspetto di maggiore interesse per le imprese europee è rappresentato proprio dal riferimento ai beni prodotti “in tutto o in parte”. La circostanza che il prodotto finito sia fabbricato in Italia non è quindi sufficiente, da sola, a escludere l’applicazione della normativa.

Un prodotto italiano destinato agli Stati Uniti potrebbe infatti incorporare una materia prima, un componente o un semilavorato proveniente da un soggetto inserito nella UFLPA Entity List oppure riconducibile a una filiera interessata dalla normativa. La verifica tende pertanto a spostarsi dal solo produttore finale alla catena di approvvigionamento che ha contribuito alla realizzazione del bene.

Il soggetto direttamente responsabile nei confronti delle autorità americane rimane l’importatore statunitense. Tuttavia, per poter dimostrare la conformità delle merci importate, quest’ultimo può avere necessità di acquisire informazioni e documentazione dai propri fornitori esteri. Per questo motivo anche le imprese italiane che esportano negli Stati Uniti possono ricevere dai clienti o dalle proprie filiali americane richieste di verifica della supply chain.

Le indicazioni pubblicate dalle autorità statunitensi attribuiscono particolare importanza alla due diligence e alla tracciabilità della filiera. La strategia UFLPA individua infatti nel supply chain tracing uno degli elementi essenziali del sistema di controllo e prevede, nei casi in cui ciò sia necessario, la possibilità di ricostruire la catena produttiva sino ai fornitori delle materie prime utilizzate nel bene importato.

Ciò non significa, tuttavia, che l’esportatore italiano debba sottoporre indistintamente a verifica ogni soggetto presente nella propria supply chain fino a un numero predeterminato di livelli.

Per le imprese che esportano stabilmente negli Stati Uniti appare più opportuno adottare un sistema di controllo proporzionato al rischio. Il primo passaggio consiste nell’individuare i prodotti destinati al mercato americano e i fornitori di componenti, semilavorati e materie prime che confluiscono nella loro produzione.

Su tali fornitori può essere effettuato uno screening rispetto alla UFLPA Entity List, conservando evidenza delle verifiche svolte. A questo controllo può affiancarsi una specifica dichiarazione del fornitore, attraverso la quale quest’ultimo confermi di avere verificato, per quanto di propria competenza, anche la supply chain a monte relativa ai materiali forniti.

Particolare attenzione dovrebbe inoltre essere riservata al luogo effettivo di produzione. Acquistare un componente da un fornitore italiano o europeo non significa necessariamente che il componente sia stato prodotto nell’Unione europea: il fornitore potrebbe essere un distributore di prodotti realizzati in Cina o approvvigionarsi a sua volta da produttori extra UE.

In presenza di forniture provenienti dalla Cina, di materie prime la cui origine non sia chiaramente determinata o di altri elementi che possano evidenziare un maggiore livello di rischio, la semplice dichiarazione del fornitore potrebbe non risultare sufficiente. In questi casi può diventare opportuno approfondire la filiera, acquisendo informazioni sul produttore effettivo, sullo stabilimento di produzione e, quando necessario, sulla provenienza delle principali materie prime.

U.S. Customs and Border Protection richiede infatti agli importatori di esercitare una ragionevole diligenza sulla propria supply chain e di conoscere dove e come i prodotti siano fabbricati o prodotti, anche parzialmente.

Le verifiche effettuate, le dichiarazioni ricevute e l’eventuale ulteriore documentazione acquisita dovrebbero quindi essere conservate in modo ordinato, così da poter essere messe a disposizione dell’importatore americano in caso di richiesta da parte delle autorità statunitensi.

Occorre infine considerare che la UFLPA Entity List viene periodicamente aggiornata. Un controllo effettuato in passato non può quindi essere considerato definitivo, rendendo opportuno prevedere un aggiornamento periodico degli screening e una nuova valutazione in caso di modifiche significative della supply chain.

Per le imprese italiane che operano con gli Stati Uniti, la UFLPA rappresenta pertanto un ulteriore elemento da integrare nei propri sistemi di trade compliance. Alle tradizionali verifiche in materia di classificazione doganale, origine, export control e sanzioni internazionali si aggiunge progressivamente anche la necessità di conoscere e documentare la provenienza dei prodotti, dei componenti e delle materie prime utilizzate.

Lo Studio rimane a disposizione per approfondimenti in materia.

Mattia Carbognani
CEO
Iscritto all'albo dei Doganalisti. Consulente di Unione Parmense degli Industriali, FIASA, Confindustria Alto Milanese, Confindustria Romagna, NIBI e Unioncamere Lombardia. Consulente anche di numerose Associazioni Confindustriali di Categoria come ANCMA, ACIMAC, UCIMA e AMAPLAST. Siede al tavolo degli esperti di legislazione doganale di Confindustria a Roma.
 
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