In data 15 giugno 2026, l’Unione Europea ha adottato nuove sanzioni nei confronti della Russia, confermando la volontà di aumentare la pressione economica e politica su Mosca a seguito della guerra di aggressione contro l’Ucraina. Le nuove misure colpiscono 34 persone e 47 entità considerate coinvolte nel sostegno allo sforzo bellico russo, nella propaganda a favore del Cremlino, nelle violazioni dei diritti umani e nei meccanismi utilizzati per aggirare le restrizioni già in vigore.
Particolare attenzione è stata posta al settore energetico, ancora oggi una delle principali fonti di finanziamento per la Federazione Russa. L’UE intende limitare ulteriormente i ricavi derivanti dall’esportazione di petrolio e prodotti petroliferi, intervenendo anche sulle reti legate alla cosiddetta “flotta ombra”, utilizzata per eludere le sanzioni internazionali attraverso triangolazioni e operatori situati in Paesi terzi.
Il nuovo pacchetto riguarda inoltre il complesso militare-industriale russo, con misure rivolte a imprese e soggetti che forniscono tecnologie, componenti, droni e materiali destinati a sostenere le capacità militari di Mosca. L’obiettivo è rendere più difficile l’approvvigionamento di beni strategici e ridurre la capacità della Russia di alimentare il conflitto.
Le sanzioni interessano anche persone e organizzazioni accusate di diffondere propaganda e disinformazione a favore del Cremlino. Secondo l’Unione Europea, queste attività contribuiscono a giustificare l’aggressione contro l’Ucraina e a destabilizzare il dibattito pubblico europeo e internazionale.
Un ulteriore fronte riguarda le violazioni dei diritti umani in Russia. Tra i soggetti colpiti figurano persone ritenute coinvolte nella persecuzione dell’oppositore Alexei Navalny, oltre a funzionari, giudici e rappresentanti dell’apparato repressivo russo. L’UE ha inoltre prorogato fino al 23 giugno 2027 le misure restrittive legate all’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli, ribadendo il proprio sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina.
Per le imprese europee attive sui mercati esteri, il rafforzamento delle misure rappresenta un ulteriore richiamo alla necessità di monitorare con attenzione clienti, fornitori, rotte commerciali e operazioni con Paesi terzi, in un contesto internazionale sempre più complesso e regolamentato.
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