L’Unione europea sta lavorando a un nuovo regolamento per rafforzare la tutela del settore siderurgico europeo di fronte alla crescente sovraccapacità produttiva globale. L’accordo provvisorio raggiunto tra Consiglio e Parlamento prevede un sistema più restrittivo sulle importazioni di acciaio, con una riduzione dei contingenti tariffari disponibili e l’aumento del dazio fuori quota fino al 50%.
Tra gli aspetti più rilevanti compare il riferimento al cosiddetto “Melt and Pour”, un criterio che identifica il Paese in cui l’acciaio è stato originariamente fuso e colato, cioè prodotto per la prima volta in forma liquida e successivamente solidificato.
L’obiettivo è aumentare la trasparenza della filiera e limitare possibili fenomeni di elusione delle misure di difesa commerciale. In alcuni casi, infatti, l’acciaio può essere prodotto in un Paese, successivamente lavorato in un altro e infine esportato nell’Unione europea con una provenienza commerciale diversa da quella industriale effettiva.
È però importante chiarire un punto: allo stato attuale, il “Melt and Pour” non sembra destinato a sostituire le regole doganali sull’origine preferenziale o non preferenziale, né a unificare i due concetti. Si tratta piuttosto di uno strumento introdotto nell’ambito della gestione delle importazioni nell’UE, dei contingenti tariffari e delle misure di difesa commerciale.
Di conseguenza, il nuovo criterio non pare incidere direttamente sulla produzione interna europea né modificare automaticamente il principio della trasformazione sostanziale. Un prodotto trasformato in Italia, ad esempio attraverso una lavorazione che comporta il cambio di voce doganale, non perderebbe per questo solo motivo la possibilità di acquisire origine non preferenziale italiana.
Il vero impatto operativo riguarderà soprattutto gli importatori e le aziende con catene di fornitura complesse. Sarà infatti sempre più importante disporre di documentazione affidabile sulla provenienza industriale dell’acciaio, come certificati di acciaieria o altre evidenze utili a dimostrare il Paese di fusione e colata.
Va infine ricordato che il testo è ancora provvisorio e dovrà essere formalmente adottato. L’applicazione è prevista dal 1° luglio 2026, mentre nei prossimi anni la Commissione europea potrà valutare un utilizzo più esteso del criterio “Melt and Pour” nell’ambito del sistema di quote.
Per le imprese della filiera siderurgica, il messaggio è quindi chiaro: il “Melt and Pour” non riscrive oggi le regole del Made in Italy, ma introduce un nuovo livello di attenzione sulla tracciabilità della materia prima e sulla documentazione di origine industriale dell’acciaio.
Lo Studio rimane a disposizione per approfondimenti in materia.