Nel giro di pochi giorni, la Commissione europea ha aperto due dossier che confermano la crescente centralità degli strumenti di difesa commerciale nella politica industriale dell’Unione.
Il primo riguarda l’avvio di un procedimento antidumping sulle importazioni di tubi di rame originari di Cina, Messico, Vietnam e Uzbekistan, pubblicato il 12 marzo 2026. Il secondo, pubblicato il 10 marzo 2026, riguarda invece un riesame intermedio parziale delle misure antidumping già in vigore sui prodotti laminati piatti di alluminio originari della Cina, limitatamente a un aspetto specifico: la definizione del prodotto interessato.
L’indagine sui tubi di rame presenta una portata ampia e potrebbe avere ricadute rilevanti sull’intera filiera industriale europea. Secondo la denuncia presentata dall’EU Copper Tubes Defence Committee, le importazioni provenienti dai quattro Paesi coinvolti sarebbero oggetto di dumping e avrebbero arrecato pregiudizio all’industria dell’Unione. Per quanto riguarda la Cina, la Commissione richiama inoltre la presenza di distorsioni significative, tali da rendere non appropriato l’utilizzo dei prezzi e dei costi interni cinesi ai fini del calcolo del valore normale. Per l’Uzbekistan, invece, viene segnalato il possibile ricorso al criterio del Paese rappresentativo. Un ulteriore elemento di rilievo è la volontà della Commissione di procedere alla registrazione delle importazioni già nella fase iniziale dell’inchiesta, con il conseguente rischio di riscossione retroattiva degli eventuali dazi definitivi.
Particolarmente significativa, in chiave strategica, è anche la parte dell’indagine dedicata alle distorsioni sulle materie prime. Nel caso del rame, il denunciante sostiene che in Cina e Vietnam vi siano fattori in grado di comprimere artificialmente i prezzi della materia prima rispetto ai livelli internazionali, con possibili effetti diretti sulla competitività dei produttori europei. L’inchiesta, quindi, non si limiterà a verificare l’esistenza del dumping, ma valuterà anche in che misura tali distorsioni possano incidere sul livello delle misure e sull’interesse complessivo dell’Unione.
Più circoscritto appare invece il dossier relativo all’alluminio. In questo caso, il riesame non mette in discussione l’impianto generale delle misure antidumping in vigore dal 2021 sui prodotti laminati piatti di alluminio di origine cinese, ma è finalizzato a verificare la possibile esclusione di una categoria molto specifica di prodotti: i fogli di alluminio in leghe della serie 7000, tra cui la lega 7021-T6, utilizzati esclusivamente per la fabbricazione di unità di carico certificate per l’aviazione civile e per il trasporto aereo merci. Secondo la domanda di riesame, questo materiale non sarebbe prodotto nell’Unione, né reperibile sul mercato internazionale in quantità sufficienti e con le caratteristiche tecniche richieste. Di conseguenza, l’applicazione dei dazi potrebbe compromettere la continuità produttiva dell’unico operatore unionale attivo nella produzione di unità di carico ULD.
I due procedimenti confermano come la trade defence resti uno strumento sempre più centrale per la tutela dell’industria europea, ma anche un ambito in cui la Commissione è chiamata a bilanciare esigenze di protezione del mercato e continuità delle catene di approvvigionamento strategiche.
Lo Studio rimane a disposizione per approfondimenti in materia.
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